Pullman e il cristianesimo
Philip Pullman intervistato da una rivista di ispirazione cristiana.
Philip Pullman, in "Thirdway. The Modern World Through Christian Eyes", febbraio 2002.

 

 

 

Dal 1993, "Third Way" si confronta con uomini e donne che contribuiscono a dar forma alla nostra società, o al dibattito sulla nostra cultura. Il 13 febbraio 2002 abbiamo incontrato Philip Pullman , il primo autore a vincere il Whitbread Book of the Year (e a essere incluso nella "longlist" del Booker) con un libro per ragazzi. In seguito, Pullman ha descritto questa intervista come "la migliore che avesse mai letto".

Intervista di Huw Spanner
Traduzione di Ilaria Katerinov

Questa intervista verte principalmente sulla trilogia Queste oscure materie, composta da La bussola d'oro, La lama sottile e Il cannocchiale d'ambra. E' dunque inevitabile che vengano rivelati alcuni punti centrali della trama.

Molti scrittori per ragazzi hanno avuto un'infanzia anomala o difficile. E' successo anche a Lei?

Be', mio padre, ufficiale della RAF, morì quando avevo sette anni, durante la rivolta dei Mau Mau in Kenya; ci dissero che era morto in battaglia, ma non sono mai riuscito a sapere cos'era successo davvero. Per qualche tempo, mio fratello e io vivemmo con i nonni materni nel Norfolk. Poi mia madre si risposò, e con il mio patrigno (anch'egli ufficiale della RAF) andammo in Australia per un paio d'anni, e poi tornammo in Gran Bretagna, nel Galles. E poi diventai grande e me ne andai all'università.

Quali valori le sono stati insegnati in famiglia?

Quelli convenzionali, borghesi, dell'epoca. Mio nonno era un uomo di Chiesa, e così ogni domenica andavo alla funzione e poi al catechismo. Sono stato cresimato, cantavo nel coro, quel genere di cose.

Avevamo ancora la Versione Autorizzata della Bibbia, e il Book of Common Prayer e Hymns Ancient and Modern: quelle vecchie forme di culto che avevano offerto conforto e gioia a molte generazioni erano ancora lì a mia disposizione. Oggi tutto ciò non esiste più, e quando mi capita di andare in chiesa e sentire il linguaggio terribile, sterile che sfigura le modalità del servizio divino in uso oggi, sono molto grato di essere cresciuto in un'epoca in cui era ancora possibile andare alla funzione del mattino e cantare le antiche versioni dei Salmi.

Molti cristiani sono sconcertati dall'immagine che Lei dipinge della Chiesa in Queste oscure materie: il ritratto di un'istituzione irreparabilmente crudele e oppressiva. Non somiglia molto alla Chiesa in cui Lei è cresciuto.

No. Mio nonno era un uomo buono - benché fosse un uomo del suo tempo, badi bene: era un vittoriano, nato intorno al 1890 in un piccolo villaggio del Devon, il sesto figlio maschio e tredicesimo figlio di un povero fattore, e senza dubbio reazionario ed elettore dei Conservatori. I suoi valori stavano già iniziando a sembrare un po' datati a metà del secolo. Per esempio, in qualità di cappellano del carcere della contea di Norwich, di tanto in tanto doveva assistere a esecuzioni capitali, stare vicino al condannato a morte nelle sue ultime ore, dargli la Comunione e salire sul patibolo con lui. Questo gli causava un grande dolore, ma non ne mise mai in questione la giustezza né mai si ribellò contro questo sistema.

Ma era un uomo profondamente buono, pieno di amore per me e mio fratello. Ed era bravissimo nel raccontare storie, tratte dalla Bibbia e dalla sua esperienza. Le faccio un esempio.

Quando scoppiò la Prima guerra mondiale, si unì al reggimento locale, con un amico del villaggio di nome Fred Austin, un uomo grosso e robusto e ottimo cavaliere. Fred Austin non ebbe alcuna licenza per 18 mesi circa, e quando finalmente venne a casa, la sua figlioletta non sapeva chi fosse quest'uomo grosso e spaventoso, e scappò via da lui. Ma Fred fu molto delicato con lei, non forzò le cose, si limitò a parlarle dolcemente; e dopo qualche giorno la bambina tornò da lui e si lasciò prendere in braccio.

E mio nonno diceva sempre che Dio era così. All'inizio siamo spaventati di fronte a Dio, ma Dio è gentile con noi, ci ama e vuole che torniamo da lui, dunque non si impone ma ci attende finché siamo pronti. Era questo il genere di valori che mio nonno cercava di trasmettermi.

Lei però non ci sta aiutando a capire le radici della sua estrema antipatia verso la Chiesa, che si riflette nei suoi libri.

Be', d'accordo, viene dalla storia. Viene dai registri dell'Inquisizione, dalle persecuzioni degli eretici e dalle torture inflitte agli ebrei e tutto il resto; e viene anche dall'altra parte, dai protestanti che bruciavano i cattolici. Viene dall'insensato accanirsi contro donne anziane, innocenti e pazze, e dai puritani che in America bruciavano e impiccavano le streghe - e non viene solo dalla Chiesa cristiana ma anche dai Talebani.

Ogni religione monosteistica finisce col perseguitare gli altri, e ucciderli perché non li accetta. E' accaduto in ogni periodo storico, e accade ancora oggi.

Ma perché non ci sono luci e ombre? Stupisce che Lei non mostri i ribelli come persone particolarmente buone - Lord Asriel è cattivo quanto la signora Coulter, mi sembra - eppure i seguaci dell'Autorità sono odiosi in maniera monolitica, anche se Lei ammette che nella vita reale ci sono brave persone anche tra i servi di Dio.

D'accordo, è un difetto artistico.

Un difetto dell'arte o un difetto nell'argomentazione?

Non sto argomentando nulla, né predicando sermoni o facendo affermazioni di natura politica: sto raccontando una storia. E ammetto che, se avessi avuto più tempo per rifletterci, senza dubbio avrei inserito qua e là qualche prete buono, per mostrare che non sono tutti malvagi.

Ma tant'è. Se scrivi un romanzo, soprattutto una storia lunga milletrecento pagine, ci saranno sempre cose che vorresti aver fatto diversamente. La perfezione artistica non è attingibile in un'opera più lunga di un sonetto.

E tra i tanti mondi paralleli che Lei immagina, riesce a figurarsene alcuni in cui la Chiesa abbia fatto più bene che male?

Certo che sì. Nel prossimo libro potrei parlare di un mondo così.

Ma il mondo in cui viviamo non è tra quelli?

No, non ancora.

Ma ci sono molti individui che mi piacciono e che ammiro, che appartengono a istituzioni come gli unitarianisti, o i quaccheri. Non condivido l'aspetto soprannaturale di ciò che dicono, ma costoro rispettano le divergenze di opinione, e tutto sommato penso che la cosa importante sia ciò che si fa e non ciò che si pensa. In questo ho sempre creduto.

Molti commentatori nei media la vedono come un cosciente oppositore di C.S. Lewis, che cerca di fare per l'ateismo morale ciò che Lewis ha fatto per il cristianesimo.

Sì, be', sono quasi tutte sciocchezze, ovviamente.

A quale scopo scrive i suoi libri?

La mia intenzione è raccontare una storia: in primo luogo perché la storia viene da me e vuol essere raccontata.

Non è un po' affettato il modo in cui gli scrittori parlano delle loro opere? Questa è davvero la sua esperienza?

E' quello che sento. Sono al servizio della storia: il medium, in senso spiritualistico, se preferisce. E sento che, se non racconto questa storia,  la storia mi turberà, mi darà fastidio, mi tormenterà , mi preoccuperà, mi angoscerà finché non farò qualcosa per porvi rimedio.

Il secondo motivo per cui lo faccio è che mi piace l'aspetto tecnico del mettere insieme una storia in un modo che emozioni e dia piacere a un pubblico. La terza ragione è che devo guadagnarmi da vivere: e c'è un'altra serie di motivi al di là di questi, che a un certo punto possono includere il desiderio di dare un senso al mondo e alla mia esperienza del mondo, e di fornire una sorta di resoconto narrativo del perché le cose stanno come stanno.

Ma devo tornare a ciò che Lei diceva prima su Lewis. Non credo che lui scrivesse per evangelizzare. Quanti bambini hanno letto i libri di Narnia e non si sono resi conto che parlavano del cristianesimo? Se la sua intenzione fosse stata quella di evangelizzare, l'avrebbe detto chiaramente, cosa rappresentava Narnia. Scrisse quei libri a gran velocità e sotto una forte pressione emotiva, e io tenderei a credere che tutto abbia avuto inizio con quel famoso dibattito in cui la filosofa Elizabeth Anscombe lo fece a pezzi.

A quanto ne so, Lewis scrisse i suoi libri con l'intento di inculcare i valori evangelici nell'immaginazione dei bambini, al di là di quelli che chiamava i loro "draghi guardiani".

Be', così diceva lui, ma secondo me non era vero. I valori espressi nelle storie di Narnia non sono certo i valori che io ho letto nei Vangeli. L'odio per la corporeità? Condannare i bambini per il solo fatto di essere cresciuti?

Nel Cannocchiale d'ambra, Mary Malone dice a Lyra e Will che la religione cristiana è un errore molto potente e persuasivo. E' questa la sua opinione?

Direi che sono d'accordo con Mary, sì.

Cosa c'è di così potente e persuasivo nel cristianesimo, secondo lei?

E' una storia molto avvincente. Offre un resoconto del mondo e del nostro ruolo in esso che è intellettualmente coerente e molto esplicativo. Ma anche altre storie fanno lo stesso. Il mito gnostico, per esempio, spiega moltissime cose in maniera molto diversa. Molto diversa.

La storia narrata dal cristianesimo dà a noi esseri umani un ruolo molto importante, di primo piano. Noi siamo quelli che Gesù è venuto a redimere dalle conseguenze del peccato, che i nostri genitori... be', il resto lo sa. E' una storia piena di pathos, e noi siamo proprio al centro, e molto dipende dalle nostre decisioni. E' una posizione emozionante in cui trovarsi, ma purtroppo non coincide molto con la versione, ben più convincente, che ci è offerta dall'evoluzione darwiniana; e il resoconto scientifico è intellettualmente molto più persuasivo. Estremamente persuasivo.

E, come ho detto, c'è un'altra conseguenza del credere in un solo dio, ed è che è un'ottima scusa per comportarsi molto male.



Non è corretto affermare che molto del male commesso nell'ultimo secolo è stato ad opera di regimi che erano ateistici, se non scientisti? Il nazismo, per esempio, non era forse basato su una lettura distorta del darwinismo?

Sì, ma da un punto di vista psicologico funzionavano esattamente come le religioni. Avevano un libro sacro che forniva una spiegazione della storia, che trascendeva qualsiasi altra spiegazione, al punto da essere indiscutibile. C'erano i grandi profeti - Marx, Engels, Lenin, Stalin, Mao Zedong: uomini così superiori alla razza umana che potevano essere venerati come dèi. Venivano trattati esattamente come il papa. Ogni parola che dicevano, ogni cosa che toccavano, era sacra; i loro corpi dovevano essere preservati e venerati come reliquie, in fila indiana, con un silenzio reverenziale. Il fatto che proclamassero la non esistenza di Dio non voleva dire nulla: era comunque una religione, e agiva come agiscono tutti i sistemi religiosi.

Be', forse sì. Ma Lei insiste che il problema del monoteismo è che conduce le persone a comportarsi in modo oppressivo. Guardando indietro all'ultimo secolo, potremmo dire che anche l'ateismo conduce a comportarsi così. E nessuna autorità cristiana ha mai ucciso le decine di milioni di persone che ha ucciso Stalin.

No, ma dategliene soltanto la possibilità! Se ne avessero avuto l'occasione...

Anche fatte le debite proporzioni. Inoltre, credo ci siano ottime prove che l'Inquisizione ha mandato al rogo molte meno persone dello Stato laico francese.


Oh be', dev'essere stato un pensiero confortante, mentre le fiamme lambivano loro i piedi...

Credo che le religioni siano casi particolari della generale tendenza umana a esaltare una dottrina sopra tutte le altre: qualunque essa sia, che sia marxismo, islam o qualsiasi cosa, c'è una deprimente tendenza degli uomini a dire: "Noi possediamo la verità e ti uccideremo perché tu non ci credi".

Quando ha compreso che il cristianesimo non la convinceva? E cos'è stato a far traboccare il vaso?

E' stata la tipica fase di dubbio che ha luogo nell'adolescenza. Cominciò a sembrarmi impossibile riconciliare la storia della creazione con le dottrine della scienza. Diventò sempre più implausibile che la vita continuasse dopo la morte del corpo. Le pretese di verità proprie di alcune religioni - l'ascesa al cielo della Vergine Maria, l'infallibilità papale - mi parvero una tale pazzia delirante...

Ma Lei è stato educato nella religione anglicana.

Sì, ma erano cose come quelle...

Può essere più specifico su cosa intende con l'espressione "repubblica dei cieli" [republic of heaven], che appare nell'ultima riga dell'ultima pagina del Cannocchiale d'ambra?

Il Regno dei cieli ci prometteva una serie di cose: ci prometteva la felicità, uno scopo per le nostre vite, l'impressione di avere un posto nell'universo, di avere un ruolo e un destino che erano nobili e splendidi: e così eravamo connessi alle cose. Non eravamo alienati. Ma ora che, almeno per me, il Re è morto, scopro di avere ancora bisogno di quelle cose che il paradiso mi prometteva, e non sono disposto a vivere senza quelle cose. Non credo che continuerò a vivere dopo che sarò morto, dunque se voglio ottenere quelle cose devo cercare di farle accadere - e incoraggiare altre persone a farle accadere - qui sulla terra, in una repubblica nella quale siamo tutti  cittadini liberi e uguali, e responsabili.

Ora, questo che cosa richiede? Richiede tutte le migliori qualità delle cose. Non dobbiamo escludere nulla. Se la Chiesa ci ha detto, per esempio, che perdonare i nostri nemici è una buona cosa, e se a noi sembra una cosa positiva da fare, allora dobbiamo farlo. Se, d'altro canto, coloro i quali si sono battuti contro la Chiesa ci hanno mostrato che la libertà di ricerca e l'esplorazione scientifica non imbrigliata sono buone cose - e io credo che lo siano - allora dobbiamo considerare buone anche quelle.

Ogni cosa che ci sembra buona - e che non solo "ci sembra" tale, ma che possiamo vedere come buona alla luce della sapienza che accumuliamo crescendo, e leggendo i libi di storia, e imparando dalle nostre esperienze eccetera - da qualunque parte provenga, e chiunque sia stato a insegnarcela, facciamone uso: facciamo ciò che è in nostro potere per rendere questo mondo un po' migliore di come è.

E, tra parentesi, è questa una delle mie obiezioni a Lewis: i bambini dei libri di Narnia che sono passati attraverso tutte quelle esperienze non hanno il permesso di restare in quel mondo e renderlo migliore per gli altri: sono condotti in gran fretta in paradiso. Questo non è un atteggiamento cristiano.

Ma a Narnia hanno trascorso parecchio tempo, no? Come re e regine, portando pace e giustizia?

Non in questo mondo. Sono ancora bambini. Sono in vacanza con i genitori e muoiono tutti in un incidente ferroviario. E' una cosa grottesca.

Magari è un difetto artistico...

Grosso come un macigno, però.

Sembra soddisfare molte persone.

Quando l'ho letto io, mi ha disgustato.

Lewis per me è un personaggio contraddittorio. Detesto le Cronache di Narnia, e detesto la cosiddetta Trilogia dello spazio, perché si basano su un'ideologia orribile. Ma quando Lewis parlava di come si scrive per i bambini, e della letteratura in generale, era molto, molto acuto e ha scritto cose molto profonde e sagge. Come critico... E come psicologo, le Lettere di Berlicche per esempio, è piena di roba intelligentissima su cosa vuol dire essere tentati. Lo giudico molto positivamente, ma al contempo odio ciò che ha voluto fare nella sua narrativa.

Per tornare alla sua repubblica: molte persone oggi non vogliono vivere né in una monarchia né in una repubblica, ma in una sorta di anarchia morale. "Purché io non danneggi nessun altro" dicono "potete anche lasciarmi in pace."

Sì, be', io a questo mi oppongo.

Ma un problema che molti cristiani vedono nell'ateismo è...

La certezza dogmatica.

Stavo per dire che la sua logica conclusione sembra essere il nichilismo.

Posso esplicitare la mia posizione sull'ateismo? Non so se sono un agnostico o un ateo. Sono entrambe le cose, dipende dal punto di vista.

La totalità di ciò che so non ammonta ad altro che al più minuscolo barlume di luce nell'oscurità pervasiva e sconfinata delle cose che non so: tra cui il numero di atomi che compongono l'Oceano Atlantico, i pensieri che frullano in testa al mio vicino di casa in questo momento, cosa sta succedendo due miglia sopra la superficie del pianeta Marte. In questo buio illimitabile ci potrebbe essere Dio, e io non lo so, perché non lo so.

Ma se noi guardiamo a questo barlume di luce e ci avviciniamo a esso, come una cinepresa che fa lo zoom, espandendolo gradualmente fino a ritrovarci qua, seduti in questa stanza, circondati da tutte le cose che invece sappiamo - che ore sono, come si arriva a Londra in macchina, e tutte le altre cose che sappiamo, che abbiamo letto sulla storia e che possiamo scoprire sulla scienza - da nessuna parte, in questo insieme di conoscenze disponibili per me, vedo la minima traccia dell'esistenza di un Dio.

Dunque, entro questo piccolo cerchio di luce sono un ateo convinto. Ma quando faccio un passo indietro riesco a vedere che la totalità di ciò che so è molto piccola, a paragone della totalità di ciò che non so. Dunque, questa è la mia posizione.

Molte persone traggono dal Cannocchiale d'ambra la certezza che Lei sia ateo.

Possono trarne ciò che vogliono. Ovviamente, io non dico "Non esiste un dio". Io dico: "C'è un Dio, e sta morendo"; e sta morendo - la cosa di cui sono più soddisfatto - in seguito a un atto di carità. E se ne va "con un sospiro del più profondo ed esausto sollievo".

Ma Dio è un impostore...

E' il primo angelo...

Che è, lui stesso, il prodotto accidentale di un universo senza senso.

Non è privo di senso. Lo era prima, ma non lo è più.

E' questo l'errore che fanno i cristiani, quando dicono che se sei ateo allora devi essere un nichilista e nulla significa più niente. Be', queste sono sciocchezze, come scopre Mary Malone. Ora che sono consapevole, ora che sono responsabile, c'è un significato, e consiste nel rendere migliori le cose e nel lavorare per il bene comune e per aumentare la sapienza. Questo è il significato che io do, e proviene dalla consapevolezza che io ho della mia posizione. Non è affatto nichilismo. E' molto lontano dal nichilismo.

La trilogia Queste oscure materie è pervasa da un forte senso del "dovere". Tutti i personaggi più affascinanti - Lyra e Will, Lee Scoresby, Iorek Byrnison, Mary Malone - in fin dei conti agiscono mossi da un senso di obbligazione, verso i propri cari se non verso il mondo intero. Da dove viene quel senso del dovere, in un mondo senza Dio?

Sono stupito dalla faccia tosta dei cristiani. Voi credete che nessuno possa essere una brava persona se non perché l'idea è infusa in loro da Dio, o qualcosa del genere. Questa è spazzatura, maledetta spazzatura. Lei non ha per caso notato che al mondo ci sono un bel po' di persone che non sono credenti eppure sono molto buone, sono persone a modo?

Sì. Sono solo curioso di sapere da dove viene questa bontà.

Ma santa pazienza! Viene dalla semplice moralità delle persone. Deriva dall'accumulo della sapienza umana, che include la sapienza di figure come Gesù Cristo. Come molti dei fondatori delle grandi religioni, Gesù è stato un genio morale, e nei Vangeli ha reso chiare molte cose, e se tutti seguissimo quelle regole staremmo molto meglio di come stiamo. Che peccato che la Chiesa non lo ascolti!

Sì, assolutamente. A proposito, cosa pensa dell'affermazione "Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli"?

Non poteva aver sempre ragione.

Quindi su questo punto lei è d'accordo con san Paolo, che il punto è mettere da parte le cose infantili.

No, anche Paolo aveva torto, perché non le si mette da parte; le si tiene con sé quando si cresce.

Ha visto il film La tigre e il dragone?

Sì, mi è piaciuto molto.

Parte del messaggio di quel film, secondo me, è che i due protagonisti avevano sbagliato, come loro stessi comprendono alla fine, a sacrificare il loro amore reciproco in nome di quello che vedevano come un dovere spirituale...

Anch'io l'ho pensato.

Ciò che mi ha stupito alla fine del Cannocchiale d'ambra è che è esattamente questo che Lei richiede a Will e Lyra. All'improvviso Lei sembra un rigido moralista cristiano.

E' gentile da parte sua dirlo. No, spero di aver reso chiaro che Will e Lyra non stanno rinunciando a quello che Lei potrebbe chiamare "gioia del sesso" perché credono di doverlo fare. Non è così. Hanno il loro momento di gioia - qualunque esso sia (e io non so qual è)...

E' interessante che Lei dica questo, perché ho letto una recensione che sosteneva che i due avevano consumato fisicamente la loro relazione, e ho pensato "Dev'essermi sfuggito".

Non so cosa abbiano fatto. Ho scritto del bacio: so che quello è accaduto. Non so cos'altro hanno fatto. Forse l'hanno fatto, forse no. Credo fossero un po' giovani per quello, eppure...

No, il motivo per cui alla fine devono separarsi è un motivo curioso, ed è difficile da spiegare se non nei termini dei vincoli posti dalla storia. Fin dall'inizio sapevo che tutto sarebbe dovuto finire con quella specie di rinuncia. (Non so come facessi a sapere queste cose, ma le sapevo.)

E' molto traumatico per il lettore...

Crede che non sia stato traumatico per me? Ho cercato in ogni modo di impedirlo, ma la storia mi ha obbligato a farlo. Era quello che doveva succedere. Se l'avessi negato, la storia non avrebbe avuto neanche un decimo della potenza che ha.

Un Romantico avrebbe pensato: "Perché Will e Lyra non possono andare a vivere in un terzo universo e avere una vita breve ma intensa? Che storia meravigliosa da raccontare alle Arpie!"

"Una vita breve ma intensa" è esattamente ciò a cui si oppongono la responsabilità e la saggezza. Questi due bambini si imbarcano in un viaggio molto più difficile e più prezioso, che è il viaggio verso la sapienza. Questa storia parla di come si diventa adulti.

Dunque, la sua inversione del Paradiso perduto è originale perché, qualunque cosa Lord Asriel rappresenti, ciò che emerge alla fine non è affatto il trionfo della volontà personale o dell'interesse personale. E' qualcosa di molto stoico, in realtà...

Ma naturalmente la figura satanica è Mary Malone, non Lord Asriel, e la tentazione è assolutamente benefica. Mary racconta la sua storia, di come si è innamorata, e così insegna a Lyra come esprimere ciò che sta iniziando a sentire per Will, e quando accade, entrambi comprendono cosa sta succedendo, e sono tentati, e - per così dire - cadono; ma è una caduta nella Grazia, non dalla Grazia; verso la saggezza, e non qualcosa che conduce al peccato, alla morte, alla sofferenza, all'inferno, e al cristianesimo.

E però, poco dopo, devono rinunciarvi.

Sì. Difficile.

D'accordo, quindi abbiamo entrambi i possibili esiti di Genesi, 3. Lo accolgono, e poi rinunciano a esso.
Lei conosce la massima, "Non credere mai a chi racconta la storia, credi alla storia". Lei dice che crescere è il senso della vita, ma a me sembra che il finale del Cannocchiale d'ambra dica che in realtà, l'intera avventura della vita si svolge quando siamo piccoli. La vita per Lyra e Will, d'ora in poi, si prospetta noiosa, se non tetra.


In tal caso, immagino che farò meglio a scrivere un altro libro. Ci sono molte altre storie che devono ancora essere scritte, e forse alcune di esse sono storie che parlano di cosa è successo a Lyra e Will, dopo.

L'esperienza di molte persone è che quando si cresce la vita porta con sé disillusione e amarezza. E' possibile conservare l'innocenza dell'infanzia e aggiungere a essa la saggezza dell'esperienza? Come si può evitare di perdere ciò che era buono e non guadagnare niente di meglio?

E' una domanda interessante. Non lo so, e mi chiedo se in parte non sia una questione di temperamento. Ci sono persone che tendono al pessimismo o alla malinconia, e che per loro natura vedono la disillusione come lo stato naturale delle cose. Può darsi che esistano persone che per temperamento sono eupeptiche, e credono che ogni cosa finisca sempre per volgere al meglio.

Ma io credo che le cose siano più complesse di così, e la mia ricetta per vedere il lato positivo delle cose è di avere uno sguardo complessivo. Se si guarda solo un pezzetto, si può selezionare il giusto pezzetto di storia o di esperienza personale adatto a qualsiasi tono emotivo. Ma guardate alla totalità. Guardate alla vostra esperienza nel contesto delle esperienze di tutti gli altri. Guardatevi sempre intorno, più lontano che potete. Usate il più possibile la vostra cultura e la vostra memoria e le cose che riuscite a scoprire: se non altro perché se vi abituate a guardarvi intorno, se incoraggiate la vostra curiosità, scoprirete un'infinita ricchezza di cose di cui essere curiosi.

Com'è che diceva Robert Louis Stevenson?

Di tante cose al mondo ce n'è
che dovremmo essere felici come re.
["Happy Thought", da A Child's Garden of Verses (1885)]

Ha perfettamente ragione. Non c'è penuria di cose straordinarie e meravigliose di cui stupirsi e di fronte a cui restare ogni volta a bocca aperta.

Questo significa che Lei è fondamentalmente un ottimista?

Non lo so. Non sono così interessato a me stesso, dopotutto.

Oh. Speravo che Lei potesse dirci quale forma avrebbe il suo daimon se ne avesse uno.

Probabilmente sarebbe una taccola o una gazza, perché sono gli uccelli che secondo la tradizione sono attratti dalle piccole cose lucenti e vanno a raccoglierle. Non fanno distinzione tra un anello di diamanti e l'incarto di un Kit-Kat.

O tra il Paradiso perduto e Neighbours [una soap opera australiana molto seguita in Inghilterra, N.d.T.]

Ottimo esempio. Ovviamente so che c'è una differenza tra il Paradiso perduto e Neighbours, ma nei termini della trama ci sono affinità: sono entrambi luccicanti. Quando leggiamo:

High on a throne of royal State, which far
Outshone the wealth of Ormus and of Ind,
Or where the gorgeous East with richest hand
Showers on her kings barbaric pearl and gold,
Satan exalted...

Alto su un trono di condizione regale, che molto
superava in splendore le ricchezze di Ormus e dell'Indo
o dove l'Oriente fastoso con la mano ricchissima rovescia
sui propri barbari re perle e oro, là Satana
sedeva eccelso...
[Paradiso perduto, Libro II, 1-5, traduzione di. R. Sanesi, Mondadori, Milano 2005]

E ora cosa accadrà? Cosa farà Satana? E quando, in Neighbours, Drew presta soldi a Scotty e Scotty dice "Li ho scommessi tutti su un cavallo", tu vuoi sapere: Che cosa succederà adesso?

E' per questo che il gossip ci unisce tutti: perché tutti vogliamo disperatamente scoprire cosa accadrà dopo. Anche i postmodernisti accademici più estremi, quelli che dicono che nulla esiste oltre il linguaggio, che le storie si scrivono da sole, che la narrativa è solo un gioco di significanti senza alcun significato ultimo, che la narrazione in sé non esiste, che tutto è autoreferenziale, che non ci si può fidare del narratore, e tutto questo genere di cose: anche loro, se li incontri nella sala professori e dici: "Sai chi ho visto entrare di soppiatto nello sgabuzzino con Tizio-e-Caio ieri?" ti diranno: "Raccontami tutto! Cos'è successo?".

Lei ha osservato, qualche anno fa, che mentre gli scrittori per bambini affrontano le grandi questioni della vita, i romanzieri che scrivono per gli adulti vogliono soltanto  "fare capriole letterarie". E' ancora così?

Oh, immagino di sì. La mia però era una provocazione.

Credo che abbiamo di nuovo a che fare con la questione della storia. Vede, quando si scrive per un pubblico che comprende molti bambini, bisogna mettere al centro la storia; e quando lo si fa, non si può essere manierati e postmoderni e giocolieri e autoreferenziali e tutte quelle cose che piacciono tanto agli intellettuali. Ma in realtà questo è un grande vantaggio per un artista: perché le storie sanno raccontare le cose con più saggezza e più profondità, e in modo più diretto, di qualsiasi saggio critico sulle storie.