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Home Enciclopedia Influenze e ispirazioni Il Paradiso perduto
Nel 2005, la Oxford University Press ha pubblicato una splendida edizione illustrata del Paradise Lost di John Milton, con un’introduzione di Philip Pullman. L’introduzione conta una ventina di pagine; nell’impossibilità (per motivi legali) di tradurla integralmente, vi presentiamo la traduzione di un brano in cui Pullman racconta la genesi di Queste oscure materie e precisa l’influenza dell’opera di Milton sulla propria trilogia.
[…] Oggi, a quasi trecentocinquant’anni dalla prima pubblicazione, il Paradiso perduto è più influente che mai. […] Nel mio caso, la trilogia che ho intitolato His Dark Materials (e il titolo stesso è mutuato dal Paradise Lost, Libro II, verso 916, con il doveroso riconoscimento della fonte in epigrafe) deriva in parte dai miei ricordi di scuola, tanti anni fa, quando avevo letto l’intero poema a voce alta. Parlando con il mio editore, scoprii che anche lui ricordava di averlo studiato negli ultimi anni delle superiori; seduti a tavola, ci recitammo a vicenda i nostri brani preferiti; e alla fine del pranzo, eravamo d’accordo: io avrei scritto un lungo fantasy per ragazzi, che avrebbe, almeno in parte – così speravamo –, evocato le atmosfere del Paradiso perduto che entrambi trovavamo così affascinanti. Furono quindi i paesaggi, le atmosfere, il mio punto di partenza. Ma quando la storia iniziò a prendere forma sulla pagina, mi resi conto che – forse guidato dall’attrazione gravitazionale di una massa molto più ampia – stavo cominciando anch’io a raccontare la stessa storia. Di questo non mi preoccupavo, perché sapevo bene che ci sono molti modi di raccontare la stessa storia, e sapevo che la storia di partenza era ottima, e avrebbe sopportato molte riscritture. Inevitabilmente, le ossessioni del narratore traspaiono nell’enfasi e nella colorazione che egli dà all’uno o all’altro aspetto del racconto. Nel mio caso, compresi che il tema che più attirava la mia attenzione era il significato del processo di tentazione-e-caduta. E se la proibizione di conoscere il bene e il male fosse un’espressione di crudeltà gelosa, e ottenere quella conoscenza fosse invece un atto di virtù? Supponiamo che la Caduta debba essere celebrata, e non deplorata? Mentre giocavo con queste idee, la mia storia si evolveva in una riflessione sulla necessità di crescere, e nel rifiuto di piangere per la perdita dell’innocenza. Il vero fine della vita umana, mi ritrovai a dire, non era la redenzione da parte di un inesistente Figlio di Dio, ma la conquista e la trasmissione della saggezza. L’innocenza non è saggia, e la saggezza non può essere innocente, e se davvero siamo in grado di fare del bene in questo mondo, dobbiamo lasciarci alle spalle l’infanzia. Così uno scrittore moderno ha raccontato questa grande storia. Di certo sarà raccontata molte altre volte, e ogni volta in modo diverso. Credo sia la storia centrale delle nostre vite, la storia che più di ogni altra ci spiega cosa vuol dire essere uomini. Ma per quante volte possa venir raccontata nel futuro, e per quante diverse interpretazioni se ne possano dare, non credo che la versione creata da Milton – cieco e anziano, politicamente in disgrazia, che dettava i versi a sua figlia giorno dopo giorno – possa mai essere superata.
È implicita in questo brano anche un’altra delle fonti di Pullman: I Canti dell’innocenza e i Canti dell’esperienza di William Blake (1789), spesso citati negli eserghi dei libri. Uno dei canti, The Little Girl Lost, è forse la fonte d’ispirazione per il nome della protagonista.
Ma cos’è e di cosa parla il Paradise Lost? È un poema epico in versi sciolti pubblicato per la prima volta nel 1667. L’edizione definitiva è composta da dodici libri (come l’Eneide). L’argomento del poema è il mito fondativo della civiltà giudeo-cristiana: la tentazione di Adamo ed Eva da parte di Lucifero e la loro espulsione dal giardino dell’Eden. Milton si proponeva di giustificare “all’uom mortale […] le vie del Senno Eterno”: ovvero, di chiarire il rapporto conflittuale tra volontà divina e libero arbitrio umano.
Ma il protagonista del poema è Satana. È sembrato a molti che Milton mostri una certa simpatia per questo angelo caduto, ambizioso e orgoglioso, che sfida un Dio presentato come un tiranno severo. Non a caso William Blake, nel Matrimonio del cielo e dell’inferno, scrive che “La ragione per cui Milton scriveva a disagio quando dipingeva Dio e gli angeli, la ragione per cui scriveva libero da soggezione quando dipingeva i demoni e l'inferno, consiste in ciò: che egli era senza saperlo un vero poeta, e del partito del diavolo”. Duecento anni dopo, Philip Pullman avrebbe dichiarato di far parte anche lui “del partito del diavolo, ma io ne sono perfettamente consapevole!”.
Il poema racconta due storie parallele: la ribellione di Satana e quella di Adamo ed Eva. Un aspetto particolarmente interessante del poema è la figura di Dio: pur essendo onnipotente, onnisciente e onnipresente, il Dio del Paradiso perduto non impone la predestinazione, ma concede agli uomini il libero arbitrio. L’altro elemento innovativo è la profondità psicologica delle figure di Adamo ed Eva. La debolezza di Adamo è l’amore per la sua sposa: quando Eva mangia il frutto proibito, Adamo decide di imitarla, pur sapendo che così firmerà la propria condanna. Se Eva cade, Adamo deve cadere insieme a lei, per non perderla; anche se ciò significa disobbedire a Dio.
Diventano più chiare, in quest’ottica, le motivazioni di alcune scelte di Lyra e Will in Queste oscure materie…
Fonti:
- Paradise Lost Study Guide.
- Laurie Frost, The Elements of His Dark Materials. A Guide to Philip Pullman’s Trilogy, Fell Press, Buffalo Grove, IL 2006.
- Wikipedia contributors, "Paradise Lost," Wikipedia, The Free Encyclopedia (accessed April 4, 2007).
- Philip Pullman, Introduction, in John Milton, Paradise Lost. An Illustrated Edition with an Introduction by Philip Pullman, Oxford University Press, Oxford 2005, pp. 1-10.
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