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Once Upon a Time in the North: la nostra recensione PDF Stampa E-mail
Scritto da Ilaria   
martedė 22 aprile 2008
Notizie - LibriAbbiamo letto Once Upon a Time in the North, il nuovo libro di Philip Pullman. In attesa della traduzione italiana, vi presentiamo una nostra recensione del libro (senza spoiler!) e un'analisi dei contenuti speciali presenti nel volume. Indizi per il Libro della Polvere?




E' un western dei ghiacci, il nuovo libro di Philip Pullman. Una storia di pistoleri, sicari, revolver, fucili Winchester e onore. Già nel titolo c'è un omaggio a Sergio Leone, e il personaggio di Lee Scoresby è un perfetto collage dei cowboy più memorabili del cinema di genere.

Lo avevamo già intuito nella trilogia, ma qui ne abbiamo la conferma: Lee Scoresby non è immune al fascino di una bella donna. Ancora meglio se le donne sono due. Come ricorderà chi ha letto la nostra traduzione delle prime pagine, la storia si apre con un Lee Scoresby venticinquenne, in cerca di avventure ma soprattutto di un lavoro che gli consenta di mettere insieme il pranzo con la cena.

Lee ha vinto a carte un pallone aerostatico, e non ha ancora imparato a manovrarlo granché bene, con grande disappunto del suo daimon, Hester (le cui battute sarcastiche sono tra le cose migliori di Once Upon a Time in the North). Lee atterra sull'isola di Novy Odense, dove è in corso una caccia al petrolio e si terranno a breve le elezioni per il nuovo sindaco. Si ritrova quindi coinvolto in una serie di loschi giochi di potere. Protagonisti: un giornalista alquanto viscido; un sicario senza scrupoli con un serpente a sonagli come daimon; un senatore che aspira a diventare sindaco basando la campagna elettorale sull'odio per gli orsi corazzati.

Orsi corazzati, appunto. Il giovane Lee fa ben presto la conoscenza del giovane Iorek Byrnison: il cui nome si rivela ostico da pronunciare per il texano, ma la cui forza fisica e astuzia si mostreranno preziose. Stavolta il nemico non è la Chiesa, ma quella che si direbbe un'evidente metafora delle odierne multinazionali. La Larsen Manganese, grande compagnia petrolifera, sostiene la candidatura a sindaco dell'ambiguo Poliakov, e i funzionari della Larsen costituiscono una sorta di polizia segreta.

In tutto ciò, si diceva, due figure femminili salgono alla ribalta: la bella e svampita figlia di Poliakov, terrorizzata dagli orsi, e una bibliotecaria giovane quanto taciturna, che però saprà ricompensare Lee per i suoi saggi consigli. E non ultimo, scopriremo come ha fatto Lee a procurarsi il suo amato fucile Winchester.

Grazie anche alle splendide illustrazioni di John Lawrence, Once Upon a Time in the North non deluderà i fan di Pullman. La foliazione ridotta – un centinaio di pagine, comunque il doppio rispetto alla Oxford di Lyra – mostra un Philip Pullman perfettamente a suo agio con il mezzo espressivo del racconto: un genere che richiede tecniche narrative ben diverse rispetto a romanzi di grande respiro come quelli che compongono Queste oscure materie. I personaggi sono molti, ma la mano sapiente di Pullman sa inquadrarli alla perfezione in poche righe, facendoli balzare fuori dalla pagina. Non c'è una parola fuori posto, né una parola di troppo. La tensione si mantiene sempre alta, e le scene finali sono degne del miglior thriller.

Ancora una volta, Philip Pullman si mostra in grado di divertire il lettore più giovane, e al contempo di strizzare l'occhio all'adulto. Essendo una sorta di "prequel", il racconto è godibile e divertente anche per chi non ha letto Queste oscure materie; ma per chi ha apprezzato e amato la trilogia, il piacere di assistere alla nascita dell'amicizia tra Lee e Iorek non ha prezzo.

Insomma, se Once Upon a Time in the North è un indizio di ciò che ci attende nel Libro della Polvere, c'è da sperare che Pullman finisca di scriverlo molto presto. Nel frattempo, come sappiamo, Pullman potrebbe pubblicare un terzo racconto, con protagonista Will Parry.


I contenuti speciali

Come La Oxford di Lyra, anche questo volumetto contiene un inserto pieghevole e alcuni materiali manoscritti. Stavolta non c'è una mappa di Oxford, o di Novy Odense, ma un simpatico gioco da tavola. Si tratta di una specie di gioco dell'oca al contrario, in cui bisogna assolutamente evitare di giungere alla casella centrale, altrimenti si verrà "risucchiati" nei ghiacci del Polo Nord.

C'è poi un ritaglio di giornale con un articolo che offre una prospettiva diversa sulla scena finale del libro; e un paio di pagine tratte dal manuale di navigazione aerea che Lee ha avuto in omaggio con la vincita del pallone.

Ma forse la cosa più interessante del libro sono le due paginette manoscritte che lo concludono. Si tratta di due lettere scritte da Lyra Belacqua, dalle quali apprendiamo una serie di dettagli interessanti circa il suo futuro: per esempio, il titolo della sua tesi di laurea. Elementi che potrebbero costituire indizi per il Libro della Polvere.

Non si sa ancora nulla circa l'edizione italiana di questo libro: la Salani non ha rilasciato dichiarazioni finora; ma stiamo cercando di saperne di più, quindi restate sintonizzati...

 

 
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