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Pagina 1 di 3 Philip Pullman intervistato da una rivista di ispirazione cristiana. Philip Pullman, in "Thirdway. The Modern World Through Christian Eyes", febbraio 2002.
Dal 1993, "Third Way" si confronta con uomini e donne che contribuiscono a dar forma alla nostra società, o al dibattito sulla nostra cultura. Il 13 febbraio 2002 abbiamo incontrato Philip Pullman , il primo autore a vincere il Whitbread Book of the Year (e a essere incluso nella "longlist" del Booker) con un libro per ragazzi. In seguito, Pullman ha descritto questa intervista come "la migliore che avesse mai letto".
Intervista di Huw Spanner Traduzione di Ilaria Katerinov
Questa intervista verte principalmente sulla trilogia Queste oscure materie, composta da La bussola d'oro, La lama sottile e Il cannocchiale d'ambra. E' dunque inevitabile che vengano rivelati alcuni punti centrali della trama.
Molti scrittori per ragazzi hanno avuto un'infanzia anomala o difficile. E' successo anche a Lei?
Be', mio padre, ufficiale della RAF, morì quando avevo sette anni, durante la rivolta dei Mau Mau in Kenya; ci dissero che era morto in battaglia, ma non sono mai riuscito a sapere cos'era successo davvero. Per qualche tempo, mio fratello e io vivemmo con i nonni materni nel Norfolk. Poi mia madre si risposò, e con il mio patrigno (anch'egli ufficiale della RAF) andammo in Australia per un paio d'anni, e poi tornammo in Gran Bretagna, nel Galles. E poi diventai grande e me ne andai all'università.
Quali valori le sono stati insegnati in famiglia?
Quelli convenzionali, borghesi, dell'epoca. Mio nonno era un uomo di Chiesa, e così ogni domenica andavo alla funzione e poi al catechismo. Sono stato cresimato, cantavo nel coro, quel genere di cose.
Avevamo ancora la Versione Autorizzata della Bibbia, e il Book of Common Prayer e Hymns Ancient and Modern: quelle vecchie forme di culto che avevano offerto conforto e gioia a molte generazioni erano ancora lì a mia disposizione. Oggi tutto ciò non esiste più, e quando mi capita di andare in chiesa e sentire il linguaggio terribile, sterile che sfigura le modalità del servizio divino in uso oggi, sono molto grato di essere cresciuto in un'epoca in cui era ancora possibile andare alla funzione del mattino e cantare le antiche versioni dei Salmi.
Molti cristiani sono sconcertati dall'immagine che Lei dipinge della Chiesa in Queste oscure materie: il ritratto di un'istituzione irreparabilmente crudele e oppressiva. Non somiglia molto alla Chiesa in cui Lei è cresciuto.
No. Mio nonno era un uomo buono - benché fosse un uomo del suo tempo, badi bene: era un vittoriano, nato intorno al 1890 in un piccolo villaggio del Devon, il sesto figlio maschio e tredicesimo figlio di un povero fattore, e senza dubbio reazionario ed elettore dei Conservatori. I suoi valori stavano già iniziando a sembrare un po' datati a metà del secolo. Per esempio, in qualità di cappellano del carcere della contea di Norwich, di tanto in tanto doveva assistere a esecuzioni capitali, stare vicino al condannato a morte nelle sue ultime ore, dargli la Comunione e salire sul patibolo con lui. Questo gli causava un grande dolore, ma non ne mise mai in questione la giustezza né mai si ribellò contro questo sistema.
Ma era un uomo profondamente buono, pieno di amore per me e mio fratello. Ed era bravissimo nel raccontare storie, tratte dalla Bibbia e dalla sua esperienza. Le faccio un esempio.
Quando scoppiò la Prima guerra mondiale, si unì al reggimento locale, con un amico del villaggio di nome Fred Austin, un uomo grosso e robusto e ottimo cavaliere. Fred Austin non ebbe alcuna licenza per 18 mesi circa, e quando finalmente venne a casa, la sua figlioletta non sapeva chi fosse quest'uomo grosso e spaventoso, e scappò via da lui. Ma Fred fu molto delicato con lei, non forzò le cose, si limitò a parlarle dolcemente; e dopo qualche giorno la bambina tornò da lui e si lasciò prendere in braccio.
E mio nonno diceva sempre che Dio era così. All'inizio siamo spaventati di fronte a Dio, ma Dio è gentile con noi, ci ama e vuole che torniamo da lui, dunque non si impone ma ci attende finché siamo pronti. Era questo il genere di valori che mio nonno cercava di trasmettermi.
Lei però non ci sta aiutando a capire le radici della sua estrema antipatia verso la Chiesa, che si riflette nei suoi libri.
Be', d'accordo, viene dalla storia. Viene dai registri dell'Inquisizione, dalle persecuzioni degli eretici e dalle torture inflitte agli ebrei e tutto il resto; e viene anche dall'altra parte, dai protestanti che bruciavano i cattolici. Viene dall'insensato accanirsi contro donne anziane, innocenti e pazze, e dai puritani che in America bruciavano e impiccavano le streghe - e non viene solo dalla Chiesa cristiana ma anche dai Talebani.
Ogni religione monosteistica finisce col perseguitare gli altri, e ucciderli perché non li accetta. E' accaduto in ogni periodo storico, e accade ancora oggi.
Ma perché non ci sono luci e ombre? Stupisce che Lei non mostri i ribelli come persone particolarmente buone - Lord Asriel è cattivo quanto la signora Coulter, mi sembra - eppure i seguaci dell'Autorità sono odiosi in maniera monolitica, anche se Lei ammette che nella vita reale ci sono brave persone anche tra i servi di Dio.
D'accordo, è un difetto artistico.
Un difetto dell'arte o un difetto nell'argomentazione?
Non sto argomentando nulla, né predicando sermoni o facendo affermazioni di natura politica: sto raccontando una storia. E ammetto che, se avessi avuto più tempo per rifletterci, senza dubbio avrei inserito qua e là qualche prete buono, per mostrare che non sono tutti malvagi.
Ma tant'è. Se scrivi un romanzo, soprattutto una storia lunga milletrecento pagine, ci saranno sempre cose che vorresti aver fatto diversamente. La perfezione artistica non è attingibile in un'opera più lunga di un sonetto.
E tra i tanti mondi paralleli che Lei immagina, riesce a figurarsene alcuni in cui la Chiesa abbia fatto più bene che male?
Certo che sì. Nel prossimo libro potrei parlare di un mondo così.
Ma il mondo in cui viviamo non è tra quelli?
No, non ancora.
Ma ci sono molti individui che mi piacciono e che ammiro, che appartengono a istituzioni come gli unitarianisti, o i quaccheri. Non condivido l'aspetto soprannaturale di ciò che dicono, ma costoro rispettano le divergenze di opinione, e tutto sommato penso che la cosa importante sia ciò che si fa e non ciò che si pensa. In questo ho sempre creduto.
Molti commentatori nei media la vedono come un cosciente oppositore di C.S. Lewis, che cerca di fare per l'ateismo morale ciò che Lewis ha fatto per il cristianesimo.
Sì, be', sono quasi tutte sciocchezze, ovviamente.
A quale scopo scrive i suoi libri?
La mia intenzione è raccontare una storia: in primo luogo perché la storia viene da me e vuol essere raccontata.
Non è un po' affettato il modo in cui gli scrittori parlano delle loro opere? Questa è davvero la sua esperienza?
E' quello che sento. Sono al servizio della storia: il medium, in senso spiritualistico, se preferisce. E sento che, se non racconto questa storia, la storia mi turberà, mi darà fastidio, mi tormenterà , mi preoccuperà, mi angoscerà finché non farò qualcosa per porvi rimedio.
Il secondo motivo per cui lo faccio è che mi piace l'aspetto tecnico del mettere insieme una storia in un modo che emozioni e dia piacere a un pubblico. La terza ragione è che devo guadagnarmi da vivere: e c'è un'altra serie di motivi al di là di questi, che a un certo punto possono includere il desiderio di dare un senso al mondo e alla mia esperienza del mondo, e di fornire una sorta di resoconto narrativo del perché le cose stanno come stanno.
Ma devo tornare a ciò che Lei diceva prima su Lewis. Non credo che lui scrivesse per evangelizzare. Quanti bambini hanno letto i libri di Narnia e non si sono resi conto che parlavano del cristianesimo? Se la sua intenzione fosse stata quella di evangelizzare, l'avrebbe detto chiaramente, cosa rappresentava Narnia. Scrisse quei libri a gran velocità e sotto una forte pressione emotiva, e io tenderei a credere che tutto abbia avuto inizio con quel famoso dibattito in cui la filosofa Elizabeth Anscombe lo fece a pezzi.
A quanto ne so, Lewis scrisse i suoi libri con l'intento di inculcare i valori evangelici nell'immaginazione dei bambini, al di là di quelli che chiamava i loro "draghi guardiani".
Be', così diceva lui, ma secondo me non era vero. I valori espressi nelle storie di Narnia non sono certo i valori che io ho letto nei Vangeli. L'odio per la corporeità? Condannare i bambini per il solo fatto di essere cresciuti?
Nel Cannocchiale d'ambra, Mary Malone dice a Lyra e Will che la religione cristiana è un errore molto potente e persuasivo. E' questa la sua opinione?
Direi che sono d'accordo con Mary, sì.
Cosa c'è di così potente e persuasivo nel cristianesimo, secondo lei?
E' una storia molto avvincente. Offre un resoconto del mondo e del nostro ruolo in esso che è intellettualmente coerente e molto esplicativo. Ma anche altre storie fanno lo stesso. Il mito gnostico, per esempio, spiega moltissime cose in maniera molto diversa. Molto diversa.
La storia narrata dal cristianesimo dà a noi esseri umani un ruolo molto importante, di primo piano. Noi siamo quelli che Gesù è venuto a redimere dalle conseguenze del peccato, che i nostri genitori... be', il resto lo sa. E' una storia piena di pathos, e noi siamo proprio al centro, e molto dipende dalle nostre decisioni. E' una posizione emozionante in cui trovarsi, ma purtroppo non coincide molto con la versione, ben più convincente, che ci è offerta dall'evoluzione darwiniana; e il resoconto scientifico è intellettualmente molto più persuasivo. Estremamente persuasivo.
E, come ho detto, c'è un'altra conseguenza del credere in un solo dio, ed è che è un'ottima scusa per comportarsi molto male.
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